Albert Einsten studente..
“Albert [...] per quanto desse ai familiari segni di ingegno precoce, non si distinse a scuola. Giunto alle scuole medie, trovò disgustoso il sistema di insegnamento tedesco, e entrò in conflitto coi professori che da parte loro lo maltrattavano. [...] Rovesci di fortuna fecero emigrare la famiglia a Milano e Einstein, lasciato a Monaco a finire i suoi studi, si dette per malato e raggiunse i suoi in Italia. [...] Poi cercò di essere ammesso al Politecnico di Zurigo, ma non avendo la regolare licenza media fu rifiutato e non riuscì nemmeno a superare gli esami di ammissione, per quanto eccellesse in matematica e fisica. Andò allora per un anno a fare studi di riparazione al Gymnasium di Aarau [...] Finalmente, entrato al Politecnico di Zurigo, …”
Emilio Segrè, Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea, Edizioni scientifiche e tecniche (EST) Mondadori, 1997. ISSN 0303-2752
Il cervello di Albert Einsten.. che fine ha fatto?
La mattina del 18 aprile 1955, poche ore dopo la morte del più grande e stupefacente scienziato di tutti i tempi, il patologo Thomas Stoltz Harvey dell’ospedale di Princeton ebbe la felice idea di “rubare†il suo cervello.
Nelle ore successive indisse una conferenza stampa in cui dichiarò che la preziosa reliquia sarebbe stata conservata da lui per carpire i segreti di cotanta genialità .
Per diversi anni però cervello e ladro scomparvero dalla scena fino a riapparire in tempi recentissimi.
Da quel momento sono stati diversi gli studi condotti sulla materia grigia più famosa del mondo, ma nessuno è giunto a conclusioni significative.
Cosa caratterizza il cervello di Albert Einstein? Perché divenne un genio? Possono essere individuati dei fattori fisiologici?
Il cervello di Einstein non è molto più grande di altri cervelli. Tuttavia i lobi parietali, sede delle facoltà matematiche, musicali e del linguaggio, sono più ampi del normale di circa il 15 per cento. Inoltre Einstein non aveva un solco (chiamato la scissura di Silvio) e si è pensato che proprio questa assenza permettesse ai neuroni di comunicare tra loro più facilmente.
Ricerche precedenti a questa avevano invece dimostrato che anche la densità del suo cervello era fuori dal comune, mentre la sua corteccia cerebrale era più sottile.
L’ultimo studio in ordine di tempo è stato pubblicato sul numero di settembre di Brain Research Reviews. Il prof. Colombo ha confrontato il cervello di Albert Einstein con 4 individui, morti alla stessa età dello scienziato, senza sintomi neurologici o psichiatrici noti, scoprendo che:
“gli astrociti di Einstein si rivelano di dimensioni maggiori e si evidenzia un maggior numero di masse terminali interlaminari, che raggiungono la dimensione di 15 micron di diametro. Condizione di significato sconosciuto spesso descritta nel disturbo di alzheimer.”
Il che vuol dire che il cervello di Einstein sembra più simile a quello di un paziente di alzheimer che a quello di un genio!
Il problema di questo studio, e di tutta la letteratura sull’argomento, purtroppo è a monte:
4 soggetti di controllo non danno alcuna informazione. Qual è la media dimensionale degli astrociti nella popolazione generale? Non sapendo nulla sulla variabilità naturale di queste cellule nella popolazione, un diametro superiore ai 15 micron delle masse interlaminari terminali non significa niente in quanto non sappiamo affatto se il cervello di Einstein sia speciale, e rispetto a chi.
C’è inoltre da aggiungere che il povero cervello di Einstein, che forse meriterebbe l’estremo riposo, è quello di uomo di 76 anni, un cervello invecchiato e sottoposto a naturale degenerazione neurale. Piuttosto diverso dal cervello del giovane che formulò e sviluppò le sue famose e mai smentite teorie diverse decadi prima di morire.
Per scoprire qualcosa di più del legame fra genialità e strutture corticali sarebbe più utile studiare un gruppo molto ampio di geni, della fisica e di altre discipline, vivi!
Comprendere il cervello di Einstein è un obiettivo un po’ scientifico e un po’ romantico che probabilmente non verrà mai raggiunto.
E quasi sicuramente la curiosità , mista a un po’ di umile reverenza, resterà tale.
Indovinello di Albert Einstein
Albert Einstein scrisse questo indovinello agli inizi del ‘900. Disse che il 98% della popolazione non sarebbe in grado di risolverlo. Se pensi di essere all’interno del 2% delle persone, risolvi l’indovinello e lo saprai. (Non ci sono trabocchetti, usa solo la logica!!!)
INDOVINELLO
In una strada ci sono 5 case dipinte in 5 colori diversi. In ogni casa vive 1 persona di differente nazionalità e ciascuno dei padroni di casa beve una bevanda diversa, fuma una marca di sigarette diversa, tiene un animaletto diverso.
DOMANDA: a chi appartiene il pesciolino?
INDIZI:
1) L’inglese vive in una casa rossa
2) Lo svedese ha un cane
3) Il danese beve thè
4) La casa verde è a sinistra della casa bianca
5) Il padrone della casa verde beve caffè
6) La persona che fuma pal mal ha uccelli
7) Il padrone della casa gialla fuma ms
8 ) L’uomo che vive nella casa centrale beve latte
9) Il norvegese vive nella prima casa
10) L’uomo che fuma le blans vive vicino a quello che ha i gatti
11) L’uomo che ha i cavalli vive vicino a quello che fuma ms
12) L’uomo che fuma le bleu masters beve birra
13) Il tedesco fuma le prins
14) Il norvegese vive vicino alla casa blù
15) L’uomo che fuma le blans ha un vicino che beve acqua